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MOBILITA’ : VALUTAZIONE SERVIZI NON STATALI PRE-RUOLO SCUOLE MATERNE ED ELEMENTARI PERSONALE RUOLO

 

Questo argomento lo abbiamo ampiamente trattato nell serie gettoni e in quesiti, nre proponiamo un'ennesima sintesi

MOBILITA’ : VALUTAZIONE SERVIZI NON STATALI PRE-RUOLO SCUOLE MATERNE ED ELEMENTARI PERSONALE RUOLO-trasferimenti stampa invia l'articolo A seguito di numerosi quesiti posti da alcune docenti immesse in ruolo nella scuola primaria o nella scuola dell’infanzia in merito a servizi prestati come docente non di ruolo in scuole non statali e precisamente nella scuola materna(o dell’infanzia) e nella scuola elementare(o primaria) si precisa: 1) si valutano sempre i servizi prestati nelle scuole comunali con questi distingo: a)prima del 2000 nelle scuole comunali con approvazione di nomina da parte del Provveditorato(C.M. 36 del 10.2.1976 punto IV e art. 40 T.U. 5 febbraio 1928 n. 577). b) dopo il 2000 e successivamente nelle scuola comunali diventate paritarie senza limiti di tempo. NON SI VALUTANO PER NULLA I SERVIZI PRESTATI IN SCUOLE ALLE DIPENDENZE DI PRIVATi

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Al momento per il personale della Scuola i requisiti dei diritti acquisiti sono al 31.12.2011

  

 

da Aetnanet : Non bisogna illudersi ma tenersi informati, sperare e fare sentire la propria voce.
     L’emendamento sulla scuola sui requisiti al 31.8.2012  era stato presentato in aula Montecitorio nel corso della seduta del 26 gennaio, ma non  è stato possibile discuterlo in quanto il Governo ha chiesto la fiducia. Dopo la votazione si è passato direttamente all’esame e al voto degli ordini del giorno. E l’emendamento è stato riproposto come Odg n.79 e,  a nome del Governo, il sottosegretario all’economia e alle finanze Gianfranco Polillo, ne ha preso.

Giovanni Sicali
 


 

ODG. N. 79 a firma GHIZZONI ed altri
 

"La Camera,
premesso che: il decreto-legge 6 dicembre 2011, n°201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 introduce una nuova disciplina previdenziale e l'articolo 24, comma 14 stabilisce che le disposizioni in materia di requisiti di accesso e di regime delle decorrenze vigenti prima della data di entrata in vigore della legge continuano ad applicarsi ai soggetti che hanno maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2011, senza tener conto della particolare specifica normativa che permette, invece, agli insegnanti di accedere al pensionamento esclusivamente in coerenza con il calendario scolastico;
come dimostrano gli ultimi dati ufficiali forniti dal Miur, che collocano i docenti italiani tra i più anziani dei Paesi Europei, gli interventi volti a ridurre le cessazioni del rapporto di lavoro per pensionamento incidono sull'invecchiamento del corpo insegnante,
impegna il Governo in sede di discussione del primo provvedimento utile a prevedere un intervento normativo volto a introdurre il termine del 31 agosto 2012 per il personale del comparto scuola che ha maturato i requisiti di accesso e di regime delle decorrenze vigenti prima della data di entrata in vigore del decreto-legge 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214.

    Il Sottosegretario Polillo ha precisato che le questioni evidenziate sono state oggetto di approfondito esame in sede referente ed ha assicurato “l’impegno del Governo a valutarle ulteriormente durante l’iter del provvedimento al Senato, per individuare le soluzioni legislative più appropriate”.

 

Non bisogna illudersi ma tenersi informati.
 


     L’iter legislativo prevede che “l’emendamento” sarà trasmesso al Senato. Se palazzo Madama apporterà il prolungamento (per li lavoratori della scuola) dei requisiti pensionistici acquisiti prima della riforma Fornero  dal 3/12/11 al 31/agosto/12, occorrerà ancora una seconda lettura a Montecitorio. E' un fatto positivo, ma la situazione induce a tenere i piedi per terra, senza facili illusioni, come afferma Michele Napoli sul suo sito.
     Ci auguriamo,  insieme alla Cislscuola, che il Senato rimedi ad una palese iniquità a danno dei lavoratori della scuola, recuperando quanto previsto dall’emendamento al decreto “milleproroghe”, già presentato e non accolto in precedenza alla Camera. I lavoratori della scuola hanno da sempre un’unica “finestra” di uscita dal servizio, che coincide con la fine dell’anno scolastico e l’inizio del successivo. Fissare al 31 agosto, e non al 31 dicembre, la data cui fare riferimento per mantenere, se posseduti, i previgenti requisiti di accesso alla pensione eviterebbe di creare discriminazioni tra il personale, esposto a trattamenti diversi nel corso del medesimo anno scolastico.
     I parlamentari dovrebbero rimuovere un’ingiusta penalizzazione che ripropone - con effetti ancor più pesanti - quella denunciata in occasione della manovra “tremontiana-berlusconiana” di ferragosto: un allungamento, in molti casi a dismisura, dei tempi di uscita di chi maturava i requisiti allora previsti.
     I lavoratori della scuola hanno già contribuito fortemente alle politiche di risanamento dei conti pubblici: non rivendicano privilegi, ma meritano sicuramente un segnale di attenzione che ci sembra doveroso.
Il Presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, a nome degli interessati al provvedimento (tutti i docenti e Ata che nel 2012 raggiungono quota 96 attraverso un’anzianità contributiva di almeno 35 anni e 61 anni di età oppure 36 di servizio e 60 di età) torna a chiedere al Parlamento di attuare per il personale della scuola la stessa “finestra” per andare in pensione già concessa ai lavoratori privati della classe 1952.
     “Nel caso sia ancora possibile modificare il testo approvato dalla Camera ritengo sia importante inserire un emendamento che renda merito a quanto richiesto dall’Anief e condiviso dal Governo in un ordine del giorno già approvato: l’introduzione della finestra per il personale della scuola che desidera andare in pensione con le vecchie regole, avendo maturato i requisiti entro il 31 agosto 2012, sarebbe una conquista di equità, poiché questi dipendenti possono lasciare la scuola solo all’inizio di ogni nuovo anno scolastico”.
     Alla vigilia  dell'incontro con i sindacati (convocati, dalla Tv, per giovedì 2 c.m.  alle 10,30 a Palazzo Chigi) sulla riforma del lavoro, il ministro del Welfare torna sulla riforma delle pensioni: "Abbiamo avuto 20 anni per fare una transizione".
     Illustrando le linee programmatiche del suo dicastero in materia di pari opportunita' alle Commissioni riunite Affari costituzionali e Lavoro della Camera Sulle pensioni. Lo il ministro del Welfare, Elsa Fornero ha dett: "Questo ministro non e' disposto a tornare indietro. La riforma delle pensioni e' intervenuta su una situazione che non era semplicemente di crisi o di recessione, era una situazione di vera emergenza finanziaria.  So che l'intervento e' duro, non l'ho mai nascosto, ma non credo che si possa riaprire questa partita. E' uno degli elementi che in Europa hanno considerato con attenzione e che ha dato credito della volonta' italiana di cambiare sul serio. Tornare indietro - ha concluso - sarebbe pericolosissimo" .
     La disoccupazione è la mia principale preoccupazione, e la riforma del mercato del lavoro ha come principale obiettivo quello di aumentare l’occupazione. Vorrei che la gente lavorasse e la riforma la pensiamo per aumentare l’occupazione”.

Giovanni Sicali
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